“Sono passati diversi anni da quando hai deciso di tenermi totalmente fuori dalle tue giornate, e, di seguito, le mie non sono diventate altro che un susseguirsi interminabile di ore. Davanti i miei occhi le poche certezze che avevo sono crollate, una dopo l’altra, facendo un fracasso pazzesco. Facile non lo era già da prima d’incontrarti, questo lo sai bene, tantomeno lo è adesso che t’ho perduto veramente.
Ce l’ho messa tutta per soffocare quello che sento, ma è stato inutile; d’amarti non ho mai smesso.
Ad un certo punto ho creduto di non essere reale: più mi guardavo allo specchio, più mi guardavo intorno e dentro, più mi sentivo il personaggio buffo di un videogioco tutt’altro che piacevole. Ed invece era tutto vero, e non potevo fare altro che autoconvincermi a non mollare, perché nella vita non c’è il tasto pausa e se ti fermi è game over. Me lo dicevano sempre gli amici e lo dicevi sempre pure tu: «Si deve andare avanti». Già, si deve, e ci sono andata anche io; ho percorso migliaia di chilometri da sola, trascinandomi a volte, obbligandomi quasi sempre, per arrivare il più lontano possibile da questo malessere. Non ho desiderato altro, in tutti questi anni, se non di finire una volta per tutte questa estenuante ed inutile corsa, perché ovunque io sia, e chiunque abbia accanto, e qualsiasi sforzo io continui a fare per ricostruire me stessa, non riesco ad attribuire nessun tipo di senso o valore a quello ciò che mi circonda. La vita va presa a morsi, lo so, ma non posso darmi colpe che non sono mie e se la gente vede quello che vuole vedere è un problema che non mi riguarda. Avrei preferito avere vent’anni, alzarmi da quel maledettissimo letto e provare piacere nel riscontrare una giornata di sole. Avrei preferito la voglia di uscire la sera con gli amici, viaggiare con l’entusiasmo del momento, non provare vergogna nel mostrare affetto; assaporare quei piccoli momenti di tranquillità senza doverli poi pagare ad un prezzo così tanto alto. Aver perso chi amo non è la fine del mondo, ma è la fine del mio e nessuno può sentenziare. È un filo il cervello, tanto complesso quanto fragile. Anche questo libro è un filo, e poche persone sono in grado di capire pienamente quello che racconta. Dietro ogni parola c’è una storia, una fatica, un sentimento, a volte molto di più. Avevo promesso di smettere, è vero, ma come i bambini amo e come i bambini mento. Scrivere non mi ha mai salvata da niente, anzi, ci sono stati giorni in cui ho odiato tutte ciò che ho scritto e condiviso. La scrittura è un arma a doppio taglio, ma lo capisci troppo tardi, quando stai già perdendo troppo sangue e di rimedio non ce n’è, ma se anche ci fosse non te ne serviresti, perché non puoi fare a meno di raccontare e raccontarti, perché per quanto possa fare male è l’unica cosa che ti resta. Quindi, eccomi qua, a versare nuovamente quel che rimane del mio sangue sulle pagine di questo libro. E stavolta, Niente Poesia. ”
Passi di
Niente Poesia
Federica Maneli






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